“VOLUNTARY CELEBRATIVO” UNA COMPOSIZIONE PER ORGANO E ORCHESTRA DI FIATI, DI BIAGIO PUTIGNANO, PRESENTATA A BARI IN PRIMA ASSOLUTA. L’opera del compositore salentino viene recensita per noi da Filippo D’Eliso

by Mimmo

Il compositore Biagio Putignano

Un lungo applauso ha salutato, nell’auditorium “Nino Rota”  di Bari l’esecuzione,  in prima assoluta, della composizione per organo ed orchestra di fiati “Voluntary Celebrativo” del compositore salentino e docente di Conservatorio Biagio Putignano.  L’opera è stata commissionata al valente compositore originario di Carmiano (Lecce) per salutare un secolo di attività del Conservatorio Musicale “Niccolò Piccinni di Bari.  Nei giorni scorsi, così, si è tenuto un concerto da parte dell’orchestra di fiati del Conservatorio con l’esecuzione, tra le altre opere in programma della composizione originale del M° Biagio Putignano. oltre che di composizioni di Niccolò Piccinni, Pasquale La Rotella, Enrico Annoscia, Nino Ippolito, Nino Rota, Pasquale Magnifici e Livio Minafra.

applausi all’autore al termine dell’esecuzione di “Voluntary Celebrativo”

Tornando alla composizione di Biagio Putignano, oltre che onorare il centenario del Conservatorio barese si è voluto mettere in evidenza anche  il maestoso organo a canne dell’Auditorium “Nino Rota” annesso al Conservatorio Musicale, progettato dal famoso organista Luigi Celeghin (1931-2012) realizzato nel 1983 dalla Fabbrica d’Organi Giovanni Tamburini di Crema (Cremona), ampliato e restaurato nel 2018 da Zanin Organi di Codroipo (Udine).  -“Un concerto per organo e orchestra di fiati – sottolinea il M° Biagio Putignano – non esiste nella letteratura organistica.  Con questo lavoro ho voluto rendere omaggio all’istituzione in cui svolgo il magistero di professore di composizione da oltre un quarto di secolo. Per la prima esecuzione ringrazio vivamente per la sua professionalità il M° Antonio Tinelli.

Di “Voluntary Celebrativo ” ci parla, adesso in una recensione,  il compositore, ricercatore scientifico e musicologo Filippo D’Eliso.

Filippo D’Eliso

Esperto di Musica, di Sistemi Musicali Digitali, Informatica, Regia e Diffusione del Suono, per i laboratori del Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli, D’Eliso ci guida ad apprezzare il lavoro inedito svolto da Biagio Putignano.

 

Con “Voluntary Celebrativo”, Biagio Putignano propone una pagina nella quale il dato formale, il rilievo timbrico e l’intenzione simbolica convergono in una scrittura di forte evidenza espressiva. Il titolo orienta immediatamente l’ascolto: il termine “Voluntary” richiama infatti la tradizione organistica di una forma libera, spesso connessa a un gesto introduttivo, solenne e cerimoniale; l’aggettivo “Celebrativo” precisa invece il carattere dell’opera, inscrivendola entro una dimensione che non riguarda soltanto la brillantezza o il fasto sonoro, ma più profondamente la costruzione di una presenza collettiva del suono. In tale prospettiva, l’organico scelto: organo e orchestra di fiati, si rivela particolarmente eloquente. L’organo reca con sé una funzione di fondazione: per estensione, continuità, ampiezza spettrale e capacità di articolare il discorso per registri e piani sonori, esso rappresenta l’asse verticale della composizione, il suo principio di gravitas e di centralità.

un’immagine della prima esecuzione assoluta di “Voluntary Celebrativo”

L’orchestra di fiati, dal canto suo, assume il compito di espandere e diffondere tale energia, traducendola in masse sonore, rilievi plastici, proiezione spaziale e gesto pubblico. Ne deriva una relazione che si sottrae al modello concertante tradizionale, fondato sull’opposizione dialettica fra solista e tutti. Piuttosto, si configura una complementarità architettonica: l’organo stabilisce il fondamento e la profondità del campo sonoro, mentre i fiati ne sviluppano l’irradiazione, amplificando la portata espressiva del discorso musicale. L’intero impianto appare così orientato non alla competizione, ma alla convergenza di funzioni differenti entro una medesima idea costruttiva. Sul piano formale, il brano sembra fondarsi su una concezione ampia e chiaramente profilata, nella quale assumono rilievo processi di accumulazione, addensamento, rilancio e culminazione. La scrittura privilegia l’evidenza del gesto, la riconoscibilità delle campate sonore, l’organizzazione del discorso per blocchi e per fasce dinamiche, in una prospettiva che attribuisce grande importanza alla percezione complessiva della forma. La dimensione celebrativa, pertanto, non appare come semplice superficie espressiva, ma come vero principio generatore della struttura. Anche sotto il profilo timbrico, “Voluntary Celebrativo” si segnala per la particolare efficacia della combinazione strumentale.

pubblico entusiasta al concerto per il centenario del Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari

L’organo introduce una qualità di continuità, gravità e monumentalità; l’orchestra di fiati, grazie alla differenziazione delle famiglie e alla varietà dei registri, modella tale base in una materia sonora mobile, espansa, capace di coniugare densità e chiarezza. Da questo equilibrio emerge una scrittura che tende alla pienezza senza rinunciare alla definizione, alla monumentalità senza cedere alla staticità. Proprio qui si colloca uno degli aspetti più significativi del lavoro: la capacità di governare l’eloquenza sonora entro una misura formale rigorosa. In una pagina di carattere celebrativo, il rischio dell’enfasi indistinta e dell’accumulo puramente quantitativo è sempre presente. Putignano sembra invece orientare la materia verso una finalità costruttiva precisa, restituendo alla pienezza sonora funzione, direzione e proporzione. Il risultato è una musica che afferma con decisione la propria vocazione comunicativa, senza per questo smarrire il controllo architettonico del proprio sviluppo. In una prospettiva più ampia, il brano può essere letto come una riflessione musicale sul rapporto fra unità e pluralità, fra fondazione e diffusione, fra rito e spazio pubblico. L’organo custodisce una memoria di verticalità e di centralità; l’orchestra di fiati trasforma tale nucleo in energia collettiva, in apertura, in irradiazione.

un’ultima immagine con sullo sfondo il maestoso organo a canne dell’Auditorium “Nino Rota”

La celebrazione diventa così non un semplice tratto esteriorizzato, ma una categoria della forma: il modo in cui il suono si organizza per divenire presenza condivisa, gesto simbolico, esperienza comune dell’ascolto. Per questo, Voluntary Celebrativo” si impone come una pagina di notevole forza comunicativa, nella quale la solennità del gesto e la lucidità dell’impianto compositivo si incontrano in un equilibrio di particolare efficacia.

                Filippo D’Eliso

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