INCONTRO CON IL MAESTRO FILIPPO CANGIAMILA, DIRETTORE DELLA BANDA DELL’ESERCITO ITALIANO. La situazione delle bande musicali italiane secondo il musicista di origini siciliane che con il grado di Maggiore dell’Esercito dirige il grande complesso bandistico militare. Interessanti riflessioni, anche in tema di repertorio, sui cambiamenti da affrontare affinché la banda musicale resti bandiera di cultura

by Mimmo

Il Maestro, Maggiore Filippo Cangiamila

Il Maestro Filippo Cangiamila è nato a Palermo 45 anni fa, dal 2019 dirige la Banda dell’Esercito Italiano, un organico strumentale costituito nel 1964. Il M° Cangiamila ha conseguito i diplomi di primo e secondo livello in trombone con la massima votazione, si è diplomato in strumentazione per banda, direzione d’orchestra ed in composizione, sempre con il massimo dei voti. Incontriamo il musicista palermitano per parlare della situazione delle bande musicali in Italia con un occhio al futuro e le dovute considerazioni riservate al repertorio bandistico.

Banda Dell’Esercito Italiano, melodie ed emozioni all’ombra del tricolore

Al Maestro Cangiamila per prima cosa abbiamo chiesto se come direttore della Banda dell’Esercito, ha potuto rendersi
conto di quanto sia importante la cultura della banda in Italia, dato che i concerti tenuti dalla compagine strumentale militare che dirige, nelle varie città italiane sono un termometro importante per comprendere l’attenzione del pubblico verso questo genere musicale ed inoltre qual’é la situazione della banda musicale in Italia.

Il poderoso organico della Banda dell’Esercito Italiano

-”La Banda in Italia vive una condizione particolare – sottolinea Filippo Cangiamila – da un lato abbiamo una tradizione profondissima che affonda le radici nei secoli e che ha accompagnato la vita civile e militare del nostro Paese; dall’altro, assistiamo a un’evoluzione costante che ci invita a riflettere su come valorizzarne il ruolo nella società contemporanea. I concerti che la Banda dell’Esercito tiene in tutto il territorio nazionale confermano che il pubblico conserva un forte legame affettivo con questa realtà musicale: la gente partecipa, si emoziona, riconosce nel suono della banda una parte della propria memoria collettiva. Allo stesso tempo, però, c’è ancora molto lavoro da fare per dare alle bande il giusto riconoscimento culturale e artistico, sia in ambito popolare, dove da molti sono viste solo come “dispositivi di festa” e di folklore, sia in ambito accademico e istituzionale dove più o meno è ancora presente il pregiudizio dell’organico “minore”.

Banda dell’Esercito interessanti concerti in teatri, piazze e luoghi pubblici

La mia esperienza mi ha mostrato che le bande non sono soltanto complessi di fiati e percussioni: sono scuole di vita, presidi culturali diffusi capillarmente sul territorio, fucine di giovani talenti che spesso trovano proprio nella banda il primo approccio con la musica. La sfida è continuare a innovare il repertorio, aprirsi a collaborazioni con diversi linguaggi musicali e, soprattutto, investire nella formazione. Il vero termometro è la partecipazione del pubblico giovane: quando vediamo bambini e ragazzi che non fuggono ma, al contrario, si avvicinano curiosi a me e agli strumentisti dopo i concerti, capiamo che stiamo facendo il lavoro giusto. Come Banda dell’Esercito da un po’ di tempo ci stiamo aprendo moltissimo al pubblico con lezioni concerto per le scuole e, soprattutto, con gli “open day” dove invitiamo a suonare con noi per un giorno e in maniera totalmente gratuita chiunque voglia provare questa esperienza, senza stabilire limiti di età e di preparazione tecnica.

un’altra suggestiva immagine della Banda dell’Esercito Italiano

Sono del parere che la banda non deve essere un museo, ma una realtà viva che sa parlare a tutte le generazioni: se riusciremo a far comprendere quanto la banda rappresenti non un retaggio del passato ma una risorsa per il futuro, allora la sua situazione in Italia potrà essere non solo solida, ma pienamente riconosciuta come una delle eccellenze culturali del nostro Paese”-.  La società è in continua evoluzione; sistemi economici, educativi, tecnologici e culturali cambiano a una velocità impressionante rispetto ai secoli passati per questo abbiamo poi chiesto al M° Cangiamila come affronta la banda tali cambiamenti per rimanere una bandiera del valore storico-culturale italiano. -”L’evoluzione rapida dei sistemi sociali, economici e culturali – dice in proposito il Maggiore Filippo Cangiamila – rappresenta una sfida che anche la Banda dell’Esercito deve necessariamente affrontare. Il nostro approccio si articola su tre direttrici principali: repertorio, formazione e comunicazione. Sul piano del repertorio, accanto alle trascrizioni di grandi capolavori, che da sempre costituiscono parte integrante del patrimonio bandistico, è oggi imprescindibile puntare a commissionare nuove opere e favorire la scrittura originale per banda. Solo così possiamo dare continuità al linguaggio bandistico, evitando che esso rimanga un fenomeno esclusivamente legato alla tradizione.

un’altra immagine del Maggiore Filippo Cangiamila

La Banda dell’Esercito si pone come laboratorio sonoro capace di coniugare le esigenze della memoria storica con l’urgenza creativa contemporanea. A tal proposito – aggiunge Cangiamila – per esempio, qualche anno fa abbiamo collaborato con l’associazione “Nuova Consonanza” di Roma e ne è nato un concerto con tre prime esecuzioni assolute e con brani del novecento storico; abbiamo eseguito musiche del Maestro Marcello Panni, compresa una prima esecuzione, all’Accademia Chigiana di Siena e stiamo ancora ideando altri concerti con ulteriori brani mai eseguiti. Per quanto riguarda la formazione, il corpo musicale si compone di professionisti che provengono da percorsi accademici di altissimo livello. Tuttavia, è fondamentale continuare a investire sullo sviluppo delle competenze interpretative e sulla versatilità esecutiva, perché la banda moderna richiede capacità di spaziare dal repertorio sinfonico a quello operistico, fino alle contaminazioni con generi popolari e contemporanei. Questa poliedricità è la cifra distintiva di una banda che vuole dialogare con il pubblico odierno. Infine, la comunicazione:le tecnologie digitali hanno trasformato la fruizione musicale. La Banda non può limitarsi all’esecuzione dal vivo, pur restando il cuore della sua missione, ma deve saper utilizzare piattaforme multimediali  per diffondere concerti e attività divulgative e didattiche. In questo senso la Banda dell’Esercito diventa anche strumento di diplomazia culturale, raggiungendo pubblici distanti e diversificati tramite l’utilizzo dei social media, come Facebook e Instagram, dove ha due pagine molto attive e con un grande seguito.

Banda dell’Esercito Italiano, anche per questo storico complesso sono fondamentali repertorio, formazione e comunicazione 

In sintesi, cerchiamo di affrontare i cambiamenti non come una minaccia ma come un’opportunità. La banda, per restando baluardo storico-culturale, deve essere un organismo dinamico: capace di preservare le radici, ma anche di generare innovazione, rafforzando così il proprio ruolo all’interno del panorama musicale nazionale e internazionale. Dobbiamo fare in modo che la Banda non sia soltanto un patrimonio da custodire, ma un’esperienza viva, capace di parlare al cuore e alla mente delle persone”-. La centralità del repertorio, direttamente collegato con l’organico strumentale, rappresenta la centralità di una compagine musicale, così, per concludere, al Maestro Filippo Cangiamila abbiamo chiesto qual è la sua idea di repertorio e quale tipologia di brani predilige. -”Il repertorio – chiarisce il M° Filippo Cangiamila – è senza dubbio l’elemento che definisce l’identità di una compagine musicale. Una banda non è soltanto l’insieme dei suoi strumenti, ma soprattutto ciò che sceglie di comunicare attraverso il proprio linguaggio sonoro. Personalmente, credo molto nell’importanza della musica originale per banda. Non si tratta solo di arricchire il repertorio contemporaneo, ma di dare dignità e piena autonomia a un organico che, per troppo tempo, è stato percepito come imitazione o adattamento dell’orchestra sinfonica. Oggi, ma già da molto tempo, abbiamo compositori che scrivono pensando specificamente alle possibilità timbriche, dinamiche e tecniche della banda, restituendole un respiro autenticamente sinfonico, moderno e unico.

Musica originale per banda, elemento importante per le esecuzioni

Naturalmente, non rinuncio al grande patrimonio delle trascrizioni, soprattutto quando si tratta di opere che hanno segnato la nostra storia musicale e che il pubblico riconosce come parte della propria identità culturale. Tuttavia, il mio obiettivo è trovare un equilibrio: mantenere viva la memoria storica e al tempo stesso volgere lo sguardo verso la musica originale dei nostri giorni: quella già scritta ma anche quella ancora da scrivere, attraverso la creazione di nuove pagine, capaci di proiettare la banda sempre nel futuro. Nel costruire i programmi, cerco dunque questo equilibrio: opere che sfidino tecnicamente i musicisti, ma che al tempo stesso comunichino con il pubblico. La qualità non può prescindere dalla comunicatività. Un brano può essere tecnicamente perfetto, ma se non trasmette quel “qualcosa” che poi rimane nell’intimo dell’ascoltatore, non ha ragione d’essere. Prediligo dunque i brani che nascono per banda, purché siano di qualità, costruiti con rigore formale ma anche con la capacità di parlare al pubblico. In altre parole, musica che non sia solo un esercizio di scrittura, ma che riesca a coniugare ricerca, emozione e comunicazione. Una banda che sceglie il proprio repertorio con attenzione – dice ancora Cangiamila – diventa non solo interprete, ma anche protagonista attiva del panorama musicale contemporaneo. Un’ultima nota sull’organico: si potrebbe disquisire a lungo sulla bontà di un organico rispetto a un altro e sull’utilità di alcuni strumenti, presenti o meno, ma anche in questo caso troppo spesso si dimentica che sono le buone composizioni che fanno la storia della musica e in ambito bandistico, nel mondo, si è ormai affermato un organico che, ci piaccia o no, va considerato l’unico che possa mettere d’accordo compositori e strumentisti in ogni parte del globo. Per fare un banale esempio: se io oggi compongo o arrangio un brano per l’organico cosiddetto “vesselliano”, e anche su questo termine si potrebbe aprire un dibattito, lo stesso rimarrebbe ad uso esclusivo di 5 bande al mondo, con sede a Roma, precludendone la diffusione a meno di un ulteriore adattamento.

un’ultima immagine del M° Filippo Cangiamila

Nell’organico delle bande delle Forze Armate esistono tutt’oggi strumenti oramai in disuso che non possono essere eliminati, sulla carta, poiché ciò implicherebbe un accordo fra tutti i protagonisti del settore e a seguire una modifica di Legge, non affatto facile da realizzarsi. Purtuttavia, nonostante l’organizzazione strumentale per alcuni versi obsoleta, si cerca di supplire facendo suonare ad alcuni titolari di strumenti in disuso altri strumenti affini più attuali e funzionali: ad esempio i titolari di contrabbasso ad ancia suonano il fagotto, e chiedendo collaborazioni nel mondo civile per quanto riguarda strumenti come arpa, contrabbasso, pianoforte e altri. In questo modo il repertorio affrontato – conclude il Maggiore Filippo Cangiamila – può essere quello dedicato all’organico standard internazionalmente affermatosi. Rimango fiducioso, e spero di poter essere un giorno parte attiva, possano giungere tempi migliori che dovrebbero, si auspica, portare all’agognato adattamentodell’organico strumentale de iure”-.

                               *servizio fotografico a cura di Claudio Peri

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