
un’immagine giovanile di Angelo Lamanna, trombonista, direttore di banda, compositore, autore di “Elegia”
Durante la Settimana Santa le bande musicali sono impegnate principalmente nel repertorio delle marce funebri. Un repertorio vasto e ricco di autori che hanno composto veri e propri capolavori musicali. Tra questi c’è “Elegia” una composizione dell’autore pugliese Angelo Lamanna. Angelo Lamanna è nato a Gioia del Colle (Bari) il 26 agosto 1923, figlio d’arte, iniziò giovanissimo a suonare il trombone nelle bande musicali pugliesi e delle regioni del Sud. Ricevette le prime lezioni di musica dal padre Rocco Lamanna, e dal fratello maggiore Francesco Lamanna, entrambi musicisti della banda di Gioia Del Colle. Il primo strumento che prese in mano fu una tromba. In seguito cambiò strumento e ha suonato il flicorno baritono. Approfondendo poi gli studi si diplomò in trombone al Conservatorio Musicale “Niccolò Piccinni” di Bari. Lasciato lo strumento insegnò per molti anni musica nella Scuola Media. Da giovane si distinse ben presto come solista di flicorno baritono poi, in maturità, come direttore della Banda di Gioia del Colle. Di carattere schivo e risevato dedicò la sua vita alla didattica musicale e alla composizione. Fin dagli anni ’50 iniziò l’attività di compositore. Ha all’attivo oltre 80 composizioni tra cui marce sinfoniche, militari e funebri, e brani per strumenti solisti come clarinetto, tromba e saxofono. Tra le sue composizioni ci sono le Marce Sinfoniche “Cinesina”, “Vecchi Pastori”, “Meridiana”; lo Scherzo Marciabile “Atella”, le Marce Militari “Arcisate” e “Santeramo”, e le marce funebri “Elegia”, “Mater Dei” e “Pietà”. composizioni che ancora sono in repertorio a numerosi complessi bandistici. Angelo Lamanna è stato un compositore, trombonista e direttore di banda di straordinario talento, che ha lasciato un segno profondo, insomma, nel panorama musicale bandistico. E’ scomparso a Bari il 26 dicembre 2004. Antonio Martino, responsabile scientifico del nostro Magazine ci guida, quindi, all’ascolto di “Elegia” sottolineando le numerose sfumature tecniche della composizione di Angelo Lamanna

una partitura di “Elegia”
La marcia funebre “Elegia” di Angelo Lamanna, eseguita tradizionalmente durante la Processione dei Misteri del Venerdì Santo in Puglia, rappresenta una suggestiva composizione per banda capace di coniugare profondità emotiva e ricercatezza timbrica. L’organico strumentale previsto è ampio e articolato: flauto, oboe, clarinetto piccolo in lab, clarinetto piccolo in mib, primi, secondi e terzi clarinetti, clarinetto basso, sassofoni (soprano, contralto, tenore, baritono e basso), corni, trombe, flicorni (sopranino, soprano, tenore, baritono e bassi), tromboni e trombone basso, oltre alle percussioni costituite da tamburo scordato, grancassa e piatti. Il brano apre con un’introduzione affidata prevalentemente alla sezione dei sassofoni, sostenuta e amplificata dai flicorni scuri, nel contesto di una sezione che culmina, per due volte in un intenso intervento dell’intero organico. In questa fase iniziale emerge un accenno melodico che contribuisce soprattutto alla creazione di un’atmosfera sonora sospesa e meditativa, quasi adagiata su un parziale silenzio, che invita l’ascoltatore a un momento di riflessione interiore. Una cellula ritmica terzinata, affidata al flauto, all’oboe, al clarinetto piccolo in lab, ai primi e secondi clarinetti, alle trombe, al flicorno sopranino e al flicorno soprano, conduce rapidamente alla conclusione dell’introduzione, per cui l’ascoltatore entra progressivamente in contatto con diversi elementi musicali, ritmi e colori timbrici che diventeranno fondamentali per la comprensione complessiva della marcia. La prima idea tematica è esposta dai secondi e terzi clarinetti, dal sassofono contralto e tenore, dal flicorno tenore e dal flicorno baritono.

Settimana Santa i riti e la musica più toccanti
Il materiale melodico si basa su una figura caratteristica composta da quattro semicrome seguite da un suono lungo, elemento che costituisce il nucleo espressivo di questo segmento, riproposto due volte. Il carattere morbido e avvolgente della linea melodica agisce profondamente sull’animo dell’ascoltatore, sollecitandone continuamente la partecipazione emotiva. Il sostegno armonico è affidato a un tappeto ritmico in levare costituito da doppie biscrome eseguite da sassofono baritono, sassofono basso, corni, tromboni, flicorni bassi e tamburo scordato: un compatto movimento ritmico che conferisce stabilità all’insieme e rafforza la determinazione armonica della scrittura di Lamanna. Successivamente interviene il resto dell’organico, creando un momento di forte tensione espressiva che alterna sentimenti di drammaticità e rassegnazione. Gli strumenti citati elaborano, invece, un controcanto che si intreccia con la linea melodica principale, intensificando ulteriormente la tensione fino all’omoritmia delle doppie biscrome affidate a tutta la banda.

La ripresa del tema principale viene successivamente assegnata a flauto, oboe, clarinetti piccoli, primi, secondi e terzi clarinetti, sassofono soprano, trombe, flicorno sopranino e flicorno soprano, mentre il resto dell’organico costruisce un nuovo tappeto armonico, realizzando un diverso accompagnamento che illumina il tema nel contesto di una prospettiva timbrica più leggera e luminosa. Così la conclusione in tonalità maggiore prepara l’ingresso della seconda parte, posta in contrasto con la precedente. La seconda idea tematica, presentata nella relativa tonalità maggiore, assume un carattere più disteso e apparentemente sereno con il tema affidato al flauto, all’oboe, ai clarinetti piccoli, ai primi e secondi clarinetti, al sassofono soprano, alle trombe, al flicorno sopranino e al flicorno soprano. In questa sezione ricompaiono sia il ritmo terzinato sia i gruppi di quattro semicrome, generalmente seguiti da una croma che produce una sensazione di sospensione melodica: una costante “incompiutezza” che genera nell’ascoltatore un sottile stato di tensione in contrasto con la continuità espressiva della prima idea tematica.
Il controcanto di questo segmento è affidato al clarinetto basso, al sassofono contralto e tenore, al flicorno tenore e al flicorno baritono, creando un dialogo spontaneo tra le due linee melodiche. E così il restante organico – sassofono baritono, sassofono basso, corni, tromboni, trombone basso, flicorni bassi e percussioni – costruisce un tessuto ritmico e melodico che sostiene e unifica le due voci principali. La conclusione del tema è, infine, affidata a un terzinato discendente eseguito dal clarinetto basso, dal sassofono contralto e tenore, dal flicorno tenore e dal flicorno baritono. Facendo emergere una breve ma intensa sensazione di serenità interiore, quasi una pausa emotiva che consente all’ascoltatore di ritrovare l’energia necessaria per affrontare nuovamente il cammino della vita. La composizione si conclude, infine, richiamando gli elementi della prima idea melodica, riportando simbolicamente l’ascoltatore ad un confronto diretto con i propri sentimenti e lasciando emergere una riflessione finale sul significato dell’esperienza umana.
Antonio Martino
