“QUANDO SUONA LA BANDA” RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI DEL PROF. PIETRO MANCA. Una frase del nonno divenuta locuzione in famiglia per significare che se non c’è la banda che suona non è festa. Nell’articolo, rilievo per la Legge Regionale Pugliese, prima in Italia, che favorisce la cultura bandistica

by Mimmo

Banda, sinonimo di festa

Iniziamo il nuovo anno con una semplice riflessione sul variegato mondo delle bande musicali. Esse, da decenni, anzi da secoli, rappresentano la festa, l’allegria, la gioia di grandi e piccoli che quando le vedono sfilare per le vie di paesi e cittá ricordano a lungo le melodie ed imitano, fischiettando i gesti dei musicisti. Dando il benvenuto al 2026, con l’augurio che esso sia un anno di rilancio e di innovazione per la cultura bandistica, affidiamo a Pietro Manca, docente 48enne di materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado e giornalista pubblicista, una riflessione con risalto ad una frase del nonno materno, agricoltore e maestro di vita, divenuta locuzione in famiglia. Una frase che racconta anche  uno spaccato di Puglia, esattamente di Carmiano (Lecce), paese del Nord Salento dove la musica bandistica ha radici, cultura e popolaritá antichissime, ed arricchisce il firmamento fatto di personaggi, aneddoti ed episodi che colorano il piccolo-grande mondo delle bande musicali. Pietro Manca si interessa di ricerca storico-educativa e di didattica generale e ci fa riflettere anche su quello che il futuro potrebbe riservare alle bande musicali .

Pietro Manca, professore e giornalista

 

Mio nonno materno Giovanni Berio era ilare e saggio. Uomo della terra è vissuto per quasi un secolo, ha goduto dell’intero ‘900 sorprendendosi, ma al tempo stesso apprezzando, i grandi progressi e le innovazioni che il “secolo breve” ha introdotto. Lui che aveva evaso l’obbligo di leva, presso la città di Messina, per soli sei mesi “lunghi”, perché i “suoi” mesi duravano di più rispetto a quelli degli altri!, è stato l’ancora della nostra famiglia e i suoi “motti di spirito” , per dirla con Freud, accompagnano tuttora la mia vita e quella dei miei fratelli e cugini.

nonno Giovanni

Tra questi, una espressione è rimasta in voga e ritorna , in famiglia, con l’approssimarsi di ogni circostanza di festa. Ogni cosa deve avere il ritmo di  -“quando suona la banda”-. Con l’avvicinarsi di ogni solennità è ricorrente affermare tra noi  familiari che “se non suona la banda” non si può scartare il panettone, non si può stappare una bottiglia di buon vino e non si può precorrere i tempi se non quando segnati dalla musica festosa della banda. Enzo Bianchi, saggista e fondatore della comunità monastica di Bose a Magnano (Biella) direbbe: -“ogni cosa alla sua stagione!”-. Dunque, è innegabile il valore della banda quale l’elemento centrale della tradizione musicale del Sud Italia. Il suono festoso dei clarinetti, in prima fila, accompagnato dalla cadenza pressante della grancassa, sulle retrovie, insieme al ritmo dei tromboni, guida il momento di festa per le vie dei nostri paesi. E a volte questo armonioso connubio di note squarcia il silenzio della notte per annunciare il dì della festa; come avviene, ad esempio, a Taranto nelle primissime ore del giorno della festa di Santa Cecilia, il ventidue di novembre. E in questo caso l’armonia di suoni ritma le mani sapienti delle cuoche che iniziano a friggere la prime “pettole”, frittelle di pasta lievitata, nell’olio fumigante. Bene, ogni qualvolta si ode il suono della banda è festa e ogni festa che si rispetti, al Sud, è accompagnata dalla riscoperta degli elementi semplici e genuini della tradizione.

Banda, sinonimo di allegria

Il modo di dire di nonno Giovanni: “quando suona la banda” è elemento linguistico della tradizione che vuole associare, da secoli, il ritmo della vita ordinaria a quello della solennità. È festa se in paese suona la banda; non vi è motivo di allegria se la musica non scandisce i tempi della gioia della Comunità. È encomiabile, allora, quanto espresso nell’articolo 24-bis -comma 1- della legge regionale pugliese n. 17 del 25 giugno 2013: “La Regione, ai sensi dell’articolo 4 della presente legge, salvaguarda, valorizza, promuove e sostiene la cultura bandistica pugliese tipicamente sviluppata attraverso le “bande della tradizione pugliese”, in quanto espressione del patrimonio culturale immateriale regionale, riconoscendone la funzione sociale, culturale, identitaria, di arte democratica e di valorizzazione territoriale.». La tradizione diviene culla che accoglie, accudisce e apre al futuro ogni ambito della specificità locale. Non localismo e campanilismo, ma sguardo al futuro attraverso le fenditure della storia.

banda, futuro guardando alla storia

Perché, se qualcuno ha tracciato un solco nei tempi remoti, seminando note, è bene che qualcun altro raccolga i frutti maturi, non tralasciando di selezionare una nuova semente per le generazioni prossime. In questo ambito, allora, della immateriale circolazione di musica e melodie occorre riconoscere alla banda un elemento di importante innovazione: l’essere volano e palestra di vita artistica per molti giovani strumentisti che si accostano alla musica attraverso “l’arte democratica”, quell’arte vera che insegna ad essere ponte con il futuro. Tradizione fa rima con innovazione e sperimentazione. Bene è scritto nel comma 3 della legge regionale prima citata: «Il repertorio musicale della banda della tradizione pugliese è caratterizzato da trascrizioni di antologie operistiche, sinfonie, marce sinfoniche e musiche religiose, eseguite in forma itinerante soprattutto in occasione di feste patronali e processioni legate ai riti della settimana santa, anche utilizzando apposite strutture in legno installate nelle piazze e denominate casse armoniche».

“cassarmonica” unico elemento per risaltare la melodia bandistica

Tutto è inscritto nel repertorio della banda: l’elemento, credo, innovativo è tutto identificabile nel lemma “trascrizione”. Cioè, uno scrivere-oltre. Oltre cosa? Oltre gli spazi delle partiture che hanno segnato la musica bandistica. È interessante, pertanto, trans-scrivere rispettando i canoni dell’arrangiamento. Tempi, pause, notazioni possono raccontare della passione per i suoni che raccontano chi si è stati e verso dove si possa andare, guidati dalle vibrazioni melodiche degli strumenti della banda. E in questo caso, ancora, la cassarmonica può diventare una cassa di risonanza per nuovi percorsi musicali che allietano il vivere ordinario per le vie scoscese e tortuose della vita. Aveva ragione, quindi, nonno Giovanni: è festa “quando suona la banda”.

Pietro Manca

Un’altra foto di Pietro Manca

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