“ACCORDO” di Luciano Berio UNA COMPOSIZIONE CHE PREVEDE IL SUGGESTIVO IMPIEGO DI QUATTRO BANDE: QUANDO LA MUSICA ORIGINALE PER ORCHESTRA DI FIATI SORPRENDE E FA DISCUTERE

by Mimmo

PRIMO PIANO SU UNA SINGOLARE COMPOSIZIONE DI LUCIANO BERIO CHE RICHIEDE L’IMPIEGO DI QUATTRO BANDE.

Ce ne parla il compositore Biagio Putignano


LA PRODUZIONE DI MUSICA ORIGINALE  PER ORCHESTRA DI FIATI NEL ‘900: “ACCORDO”  DI LUCIANO BERIO

George Edward Ives padre
Sperimentò di far convergere 4 gruppi di suonatori dai 4 punti cardinali

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’orchestra di fiati ha sempre attratto i compositori del Novecento, i quali hanno saputo intravedere in questa formazione un grande potenziale per l’esplorazione di nuovi mondi sonori. Non solo perché l’idea dell’orchestra di fiati richiami immediatamente la musica en plein air, ma anche perché essa riesce in qualche modo ad arricchire il suono stesso di un nuovo parametro: quello del movimento, della spazializzazione, e della molteplicità tout-court. L’aneddotica ci racconta che George Edwuard Ives, arguto direttore di una piccola banda militare nel Connecticut (Usa) e padre di Charles Ives (1874-1954), sperimentasse far convergere quattro gruppi di suonatori provenienti da opposti punti cardinali, facendoli suonare in tonalità differenti.

Charles Ives musicista statunitense, figlio d’arte

Gustav Mahler compositore e direttore d’orchestra di origine Ceca e viennese d’adozione

Gustav Mahler (1860-1911) confidò al suo allievo e assistente Bruno Walter, di essere particolarmente attratto dai gruppi di musicisti dilettanti che suonavano nei parchi pubblici repertori eterogenei nello stesso istante, e che muovendosi tra di essi si poteva cogliere una pluralità di suoni e di ritmi che, sommandosi, avrebbero potuto dar vita ad una nuova composizione. Mi piace pensare che proprio da queste suggestioni sia partito Luciano Berio (1925-2003) per comporre, tra il 1980 e il 1981, “Accordo”, per  quattro bande. Lo stesso autore ne dà una descrizione vivace nella prefazione alla partitura a stampa edita da Universal Edition. Scrive Berio: -<Non è forse un pezzo da suonare in concerto.

Bruno Walter allievo di Mahler

È però tante cose diverse: un incontro, una struttura di gesti, un accordo che prolifera e genera situazioni sempre diverse. E’ la combinazione e la messa in prospettiva, mobile, di elementi musicali estremamente semplici e familiari; è un piccolo tributo a un grande desiderio di pace nel mondo. E’ una parafrasi, è un Festival dell’Unità, è una trasformazione acustica, è una melodia, è un omaggio ai suonatori delle bande, che trovandosi assieme la sera dimenticano la stanchezza di una lunga giornata di lavoro. Accordo è anche un’opera sperimentale nella quale cerco di mediare contraddizioni tra dimensioni musicali apparentemente inconciliabili. E’ una trasfigurazione, dunque. Accordo è forse difficile da organizzare ma facile da suonare.  E’ fatto di discorsi semplici e concreti per interlocutori ideali che vorrebbero abbracciare il mondo. Ha una speranza, dunque>. Vi ritroviamo tutte le caratteristiche del pensiero contemporaneo novecentesco: la struttura, la trasformazione acustica, l’opera sperimentale, la combinazione mobile degli elementi sonori e la contraddizione tra dimensioni musicali. A questo bisogna aggiungere il carattere precipuo dell’estetica beriana, ovvero la melodia, la festa, che sarà il punto centrale di un re in ascolto, ma anche la parafrasi e soprattutto l’incontro e il piacere di far musica.

Luciano Berio

La realizzazione della partitura, che non fissa un numero preciso di esecutori è affidata a un manipolo di direttori, ben quattro, uno per ciascuna delle quattro bande collocate nello spazio, più un direttore-supervisore che coordina il tutto. Proprio la natura eterogenea della composizione fa sì che la necessità di una partitura generale sia superata a favore di una sorta di partitura d’azione. All’interno delle singole strutture sonore (Banda Est, Banda Ovest, Banda Nord e Banda Sud) riecheggiano frammenti di vite musicali di ogni dove e di molteplici fogge: qui in qualche modo ci piace ravvisare quell’utopia del multilinguismo tanto caro al compositore pugliese Domenico Guaccero (1927-1984).

Domenico Guaccero

Eppure, nonostante la trascinante forza di questa pagina trabocchi ad ogni battuta, non è facile poterla sentire in esecuzioni pubbliche. Probabilmente a causa di un perdurante equivoco, che fatica ancora a svanire, e che colloca la banda a ruoli secondari nella produzione della cultura moderna, a funzioni di reiterazione semplificata di grandi pagine operistiche e sinfoniche. Cercheremo, invece, attraverso l’esplorazione dei repertori del Novecento, di indicare altre pagine nate espressamente per l’orchestra di fiati, ance in combinazione con altri strumenti solistici, e che potrebbero tranquillamente edificare un programma da concerto all’insegna del non-ovvio, e, perché no, all’aperto.

Biagio Putignano

per ACCORDO di Berio ci vogliono tante bande musicali quanti i punti cardinali


Biagio Putignano compositore e didatta, è nato a Carmiano (Le) 61 anni fa e risiede a Lecce, è considerato uno dei nomi più rilevanti della musica colta contemporanea. E’ titolare della cattedra di Composizione presso il Conservatorio Piccinni di Bari. E’ stato docente presso l’Università del Salento, gli Istituti Musicali di Taranto e Ceglie Messapica ed il Conservatorio Schipa di Lecce. Ha tenuto Corsi e Seminari di studio in Italia, Bielorussia, Croazia, Grecia, Germania, Portogallo.

 

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